Multilinguismo

Con il termine “multilinguismo” si suole indicare la presenza, in una determinata area geografica, di diversi idiomi, anche se con lo stesso termine si è soliti indicare la capacità di un individuo di esprimersi in lingue diverse (dove taluni ritengono più propriamente usare il termine “poliglottismo”). 

Il “multilinguismo” è uno dei principi fondanti il processo d’integrazione tra gli stati europei. 

Tuttavia, se è vero che fin dall’inizio del progetto europeo fu deciso che le lingue ufficiali dell’Unione Europea fossero le lingue dei paesi membri (oggi le lingue ufficiali sono 24), è anche vero che l’art. 6 del regolamento specifica come le istituzioni possano determinare le modalità di applicazione del regime linguistico, sia pur nell’ambito dei loro regolamenti interni; limitando l’uso delle lingue ad alcune di quelle ufficiali, quelle dette “procedurali”, che attualmente sono l’inglese, il francese ed il tedesco. 

Dunque se nell’Unione Europea – in ragione della sua specifica composizione – il “multilinguismo” si esprime essenzialmente nel diritto dei cittadini di rapportarsi con le istituzioni del proprio paese nella lingua natìa, la questione assume contorni diversi allorché si tratti di rapporti tra cittadini dell’Unione che intessino comunicazioni ” a distanza”, frequenti soprattutto nell’ambito di rapporti commerciali, laddove la possibilità di intendersi gioca un ruolo fondamentale, a prescindere dall’idioma utilizzato. 

Secondo fonti autorevoli sono peraltro meno di cento le lingue diffuse nel mondo digitale. E sebbene siano migliaia le lingue parlate al mondo, soltanto una parte di queste ha un sistema di scrittura, restando le altre lingue confinate nel campo dell’oralità. Sicché sebbene sia importante usare più lingue possibili nel cyberspazio, e vi siano siti (ad esempio Wikipedia) che pubblicano articoli scritti in decine, anzi centinaia, di lingue diverse, ed esistano notoriamente progetti multilingue per la rete, è un dato di fatto che negli scambi commerciali –  ma anche sui c.d. “social network” – sia più diffuso l’uso della lingua inglese piuttosto che altre. 

Lo Studio si propone – dunque – l’obiettivo di sviluppare la conoscenza di più lingue straniere da parte dei propri professionisti, al fine di poter rendere un servizio alla clientela più adeguato alle esigenze dei rapporti con l’estero. 

La competenza dell’avvocato, infatti, soprattutto oggi, non può più essere vincolata al territorio nazionale: è l’utilizzo massivo e diffuso della rete a rendere necessaria, per gli operatori del diritto, non solo la conoscenza del diritto internazionale, privato e processuale, ma anche la comprensione delle legislazioni di altri Paesi. Obiettivo difficile da raggiungere senza le adeguate conoscenze linguistiche.