L’assegno bancario tra Civil Law e Common Law. La negoziazione di assegno bancario estero

L’assegno bancario, pur essendo un mezzo di pagamento adottato in tutti i Paesi del mondo, soprattutto nei rapporti con controparti di Paesi europei, presenta alcuni rischi di cui non sempre gli operatori economici che si trovano ad utilizzare tale forma di pagamento sono a conoscenza.

In ambito internazionale, manca ancora oggi una disciplina uniforme dell’assegno bancario e ciò costituisce un limite ed un rischio per l’operatore economico il quale si trova ad affrontare il rischio legato al diverso regime giuridico vigente nei diversi Stati.

In molti Paesi esteri, l’assegno ha spesso una configurazione giuridica diversa da quella che ha in Italia. Non sempre costituisce titolo esecutivo, ma solo probatorio, di legittimazione, con la conseguenza che il pagamento può essere bloccato dal cliente con una semplice richiesta di “stop payment”. Ciò accade in Germania ma, soprattutto, nei Paesi che si ispirano ai principi di Common law dove l’assegno non ha la caratteristica dell’autonomia, tipica della normativa italiana, cosicché, a fronte di contestazioni sulla fornitura a cui l’assegno si riferisce, il pagamento può essere bloccato dal cliente/correntista fin tanto che non sia risolta la controversia. L’affidabilità e la solvibilità del cliente è, quindi, molto importante in campo internazionale.

Nella materia dei titoli di credito (negotiable instruments nella terminologia inglese, Wert-papiere in quella tedesca, effets de commerce in quella francese) si distingue fra due grandi aree: da un lato quella di common law, e dall’altro quella dei paesi di civil law che hanno aderito alle convenzioni di Ginevra del 1930 e del 1931 sulla cambiale e sull’assegno.

Nella prima area vengono in considerazione, per la Gran Bretagna, il Bills of Exchange Act del 1882 e il Cheques Act del 1957 e, per gli Stati Uniti, il § 3 dell’Uniform Commercial Code (in precedenza il Negotiable Instruments Act del 1896), fra i quali esiste un alto grado di omogeneità ed ai quali si ispira il diritto dei negotiable instruments degli altri paesi di common law. Nei sistemi di common law l’assegno bancario viene considerato come una sottospecie della cambiale tratta, contraddistinta dalla pagabilità a vista e dalla qualità professionale del trattario: tanto il Bills of Exchange Act inglese quanto l’Uniform Commercial Code americano lo definiscono come una “cambiale tratta su un banchiere pagabile a vista”. L’emissione dell’assegno non richiede, come in diversi paesi continentali, l’esistenza della provvista: è a vuoto solo l’assegno che non è coperto al momento del pagamento (il punto formo oggetto di riserva anche nella convenzione di Ginevra). L’assegno emesso con clausola “not negotiable” non rende l’assegno intrasferibile ma trasferibile con gli effetti della cessione dei crediti. Per rendere l’assegno non trasferibile occorre aggiungere “only” dopo il nome del beneficiario (payee). Vale la pena sottolineare come nei sistemi di common law al portatore del titolo è opponibile, oltre che l’eccezione di incapacità o di falsità della propria firma, anche l’eccezione di nullità dell’obbligazione dovuta a violenza, illeceità del contratto, errore sui caratteri o sulle condizioni essenziali del titolo, e persino la girata con firma falsa impedisce al giratario di buona fede l’acquisto del diritto, mentre in civil law il debitore non può opporre al terzo giratario né l’illeceità del contratto, né i vizi della sua volontà nella sottoscrizione del titolo, inoltre il portatore del titolo all’odine si legittima sulla base di una serie continua di girate e, se è in buona fede, a nulla rileva che una di esse sia falsa.

Nella seconda area, quella di civil law, operano le leggi nazionali che si sono conformate alle citate convenzioni di diritto uniforme, ed alle quali la Gran Bretagna e gli Stati Uniti non aderirono per la profonda differenza dei principi informatori della materia nel diritto anglo-americano rispetto al diritto continentale e per il radicale mutamento delle abitudini e delle prassi del mondo degli affari che l’adesione avrebbe comportato.

L’Italia, che ha aderito alla Convenzione di Ginevra del 1931, considera l’assegno un titolo di credito, conferendogli, entro certi limiti, efficacia di titolo esecutivo e dunque concedendo al creditore il diritto di procedere all’esecuzione forzata in base all’assegno. I titoli cambiari sono regolati da R.D. 1669/1933 e R.D.L. 1130/1932 (cambiali e vaglia cambiari), da R.D. 1736/1933 e R.D.L.1007/1933 (assegni). L’art. 59 comma 1 della L. 218/1995 (legge di riforma del sistema italiano di d.i.p.) richiama le Convenzioni di Ginevra del 1930-1931.

Bisogna anche avvertire che, nonostante le Convenzioni di diritto uniforme, il diritto dei paesi aderenti ad esse presenta sensibili differenze. Tali differenze, per diversi punti, sui quali era stato impossibile raggiungere l’accordo, sono state autorizzate delle stesse Convenzioni che hanno concesso agli Stati aderenti le cosiddette «riserve», ossia la possibilità di legiferare a propria discrezione. Ma anche sui punti concordati permangono differenze, dovute da un lato al fatto che i singoli legislatori nazionali hanno proceduto ciascuno a suo modo nell’opera di adattamento del proprio diritto ai principi uniformi e, d’altro lato, alla successiva interpretazione giurisprudenziale, che ha ulteriormente diversificato le soluzioni che i medesimi problemi ricevono nei vari ordinamenti nazionali.

Tuttavia, solo in Germania e in Italia c’è una disciplina generale dei titoli di credito, oltre che una disciplina specifica dei singoli titoli, mentre nell’Uniform commercial code degli Stati Uniti vengono ripetute norme analoghe per ogni specifica categoria.

Al rischio derivante dalla mancanza a livello internazionale di una disciplina uniforme dell’assegno bancario si aggiunge quello derivante dall’accredito non definitivo dell’assegno. A differenza del bonifico bancario che dà al beneficiario una disponibilità immediata dei fondi, l’assegno è soltanto un mezzo per ottenere il pagamento. Per il venditore che ne entra in possesso il pagamento non è ancora assicurato, in quanto la banca italiana accrediterà l’importo dell’assegno salvo buon fine (sbf) con valuta di accredito (che varia da 10 a 20 giorni) a partire dalla data di negoziazione dell’assegno. La clausola “salvo buon fine” trasforma l’operazione d’incasso in una operazione di finanziamento attraverso l’accredito immediato degli effetti sul c/c del cliente con riserva di storno nel caso che gli stessi dovessero risultare impagati, riservandosi, quindi, il diritto di riaddebitare (magari dopo molto tempo) l’importo al presentatore, se l’assegno stesso non viene onorato (per qualsiasi motivo) dalla banca trattaria (e perciò dal cliente). Questo può accadere anche se trascorsi molti mesi dalla data dell’accredito salvo buon fine.

Anche il protesto, non sempre corrisponde a quanto disciplinato nel nostro Paese. In molti Paesi, come ad esempio in America, viene considerato “un certificato-prova del mancato pagamento, emesso da persone o autorità pubbliche autorizzate”, costituendo così una semplice dichiarazione di mancato pagamento denominata in inglese “noting” apposta con atto pubblico, con dichiarazione del trattario direttamente sull’assegno e/o da una stanza di compensazione da cui non discendono le pesanti conseguenze previste dalla disciplina vigente in Italia.

La possibilità di negoziare un assegno non può poi prescindere della sua materialità. Di solito arriva dal estero ed è, quindi, sottoposto almeno ai tempi di due servizi postali. Per cercare di far fronte a questo rischio è stato recentemente introdotto iI lock box system che consente l’incasso degli assegni emessi all’estero all’ordine dell’esportatore italiano senza che quest’ultimo li debba materialmente ricevere in Italia riducendo in modo considerevole i rischi derivanti dal viaggio dell’assegno.

Un rischio sempre più presente riguardo la sicurezza, in quanto bisogna tenere presente che l’assegno può essere contraffatto e falsificato da parte di truffatori ben organizzati, in grado di usare tecniche avanzate per manomettere i formulari di assegni e per riprodurli. Le banche, inoltre, si trovano in difficolta nei casi di presentazione di assegni emessi da banche estere, nel verificare che l’autenticità delle firme apposte sull’assegno corrispondano a quelle depositate presso la banca ed inviate alla banca estera.

Nonostante i vari rischi sopra menzionati l’assegno bancario estero viene ancora molto spesso oggi utilizzato per regolare le transazioni in determinati ambiti merceologici.

Bibliografia

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